Nel 2017, le aziende associate a Unirec, l’associazione delle società di recupero crediti, hanno ricevuto in gestione oltre 140 mila pratiche per ogni giorno lavorativo, per un valore affidato di oltre 285 milioni di euro. L’ammontare complessivo dei crediti affidati per il recupero alle imprese Unirec nel 2017, è stato di 35 milioni di posizioni, per totali 71,4 miliardi di euro (oltre 2 miliardi in più rispetto al 2016, +3%), e d i questi ne hanno recuperati 7,47 miliardi (in calo dagli 8,19 miliardi del 2016, -8,8%). Emerge dal Rapporto Unirec pubblicato ieri.

Nel 2016 i ricavi per recupero crediti delle imprese Unirec sono cresciuti del 9,9%, attestandosi a 667 milioni di euro (+60 milioni sul 2015), ma gli utili risultanti dai bilanci 2016 testimoniano una frammentazione sulla redditività conseguita dalle imprese del settore: a fronte di 127 imprese che hanno utili compresi tra lo 0 e l’1%, solo una impresa ha utili superiori al 10% del fatturato e ben 49 risultano in perdita.

Il segretario generale di Unirec, Michela De Marchi, nel rapporto commenta che “in particolare, la forte presenza di crediti NPLs comporta un aumento degli importi affidati e congiuntamente una riduzione del valore del recuperato, stante la loro caratteristica di prodotti complessi e sicuramente meno performanti rispetto ad altri prodotti con aging più contenuto. Questa situazione determina un deciso innalzamento della provvigione media, calcolata sull’insieme di tutti i prodotti gestiti. In questo contesto si innesta un generale aumento dei costi di gestione sostenuti dalle imprese del settore, dovuti in buona parte alla esigenza di elevare il livello professionale dei propri addetti e della propria struttura organizzativa, per conformarsi a precetti sempre più stringenti ed impattanti nello svolgimento della attività quotidiana, si pensi anche solo al nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR). Da questo scenario emerge un quadro del settore particolarmente segmentato in termini di profittabilità, con l’evidenza di un crescente numero di imprese che faticano ad ottenere un adeguato livello di compensi rispetto ai costi che una moderna impresa di tutela del credito è chiamata a sostenere, dove solo una impresa, sul campione delle 211 analizzate, denota utili superiori al 10% rispetto al fatturato 2016”.

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