Stalking psicologico: come tutelarsi

Oggigiorno si sente parlare con maggiore frequenza di stalking psicologico; per questo motivo si desidera sensibilizzare la coscienza pubblica sulla gravità di tale reato e sulla necessità di denunciare in simili circostanze, anche se questo, come vedremo, non si rivela sempre semplice.

Il reato di violenza psicologica

La violenza psicologica è reato. È quanto ha sancito il decreto di legge n. 11/2009 – poi convertito nella legge n. 38/2009 – con l’articolo 612-bis c.p. Infatti, con l’introduzione del cosiddetto reato di “atti persecutori”, si pone l’accento sullo stalking e la figura dello stalker, il quale  viene definito come colui che “con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria, di un prossimo congiunto o di una persona legata al medesimo da relazione affettiva, ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Cosa fare in caso di stalking

Sebbene lo stalking sia un reato vero e proprio e le vessazioni psicologiche non siano meno gravi di quelle fisiche, sono però molto difficili da dimostrare. Dunque cosa fare in caso di stalking? È opportuno rivolgersi a professionisti del settore delle investigazioni, come quelli di BD Service. Quest’ultima svolge infatti indagini finalizzate ad accertare, identificare e documentare comportamenti invadenti e persecutori ripetuti più volte. Una volta raccolte tutte le prove necessarie si potrà procedere in giudizio contro lo stalker. In caso di stalking il rimedio giuridico più comune è quello di presentare la querela di parte entro i sei mesi dalla data dell’ultimo atto persecutorio subìto. Si metterà a conoscenza la pubblica autorità del comportamento dello stalker che potrà così venir ammonito ufficialmente.

Le prove dell’investigatore sullo stalking

Vi sono vari tipi di atti persecutori, nonostante circa il 75% delle persone offese sia rappresentato da soggetti di sesso femminile. Si possono annoverare casi di stalking “condominiale” a danno di un condomino da parte di un proprio vicino oppure “famigliare” se questi atti avvengono all’interno del nucleo familiare. Parliamo invece di stalking “occupazionale” se si configura sul luogo di lavoro a danno di un collega o di un subordinato e di “cyberstalking” se vengono utilizzati mezzi informatici. Anche le prove sullo stalking che dovranno essere raccolte dall’investigatore sono le più varie. I comportamenti che, se reiterati, si configurano come reati variano dalle telefonate agli appostamenti sotto casa, ma anche il tentativo ripetuto di contatto fisico, l’utilizzo molesto di mezzi di comunicazione telefonici ed informatici sino all’inseguimento della persona offesa in luoghi pubblici.

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